Più
di cento anni di storia, più di cento anni di solidarietà,
di sacrificio, di abnegazione, più di cento anni al servizio
dell'Umanità. Dapprima volta al soccorso dei feriti in
guerra, la Croce Rossa è oggi la più importante
associazione umanitaria. Per la diversità delle azioni
che sviluppa nel campo del soccorso, della salute e della solidarietà
testimonia uno spirito all'avanguardia nella lotta a tutte le
forme di sofferenza.
La Croce Rossa aiuta e sostiene le persone
portatrici di handicap, assiste le persone in fin di vita, spezza
le grandi solitudini. Ovunque vi sia sofferenza, soprattutto
dove la dignità dell'uomo è ignorata, dove la
società non sa più o non può più
proporre soluzioni, là dove si manifesta un bisogno,
dove non vi è più alcun rifugio, la Croce Rossa
porta la sua esperienza acquisita in più di un secolo
di tradizione.
Da più di cento anni il suo solo pensiero
è l'Uomo.
Fedele all'impegno del suo fondatore Henry
Dunant, "placare tutte le sofferenze umane
senza distinzione di nazionalità, di razza, di religione,
di condizione sociale o di appartenenza politica"
la Croce Rossa estende questo principio in ogni sua azione.
Oggi l'Associazione Italiana della Croce Rossa
ha saputo trasmettere questo spirito pionieristico a migliaia
di volontari che concretizzano la sua vocazione umanitaria.
Ogni anno essi mettono in opera numerosissimi programmi a favore
delle persone più vulnerabili, adottando risposte specifiche
ad ogni problema particolare.
Poiché la Croce Rossa si è posta
l'obiettivo di rimuovere le nuove sfide con le quali la società
civile si confronta, si rivolge ai giovani in difficoltà,
alle persone senza fissa dimora, agli anziani che la malattia
e l'isolamento allontanano del tutto, alle popolazioni vittime
in Paesi in situazioni di crisi. In cento anni la Croce Rossa
è diventata così generalista e specialista secondo
le necessità, portandosi vicino a coloro che il dolore
non risparmia, in Italia e nel mondo.
"Siamo venuti per allontanare
la sofferenza, la miseria, l'isolamento, vi è in noi
la preoccupazione costante di non voltare il viso alla prova,
questo desiderio intenso di diffondere il bene e questo slancio
di umanità, ragione d'essere della Croce Rossa".
Durante i moti di Messina
del 1848 un medico chirurgo di Capua, Ferdinando Palasciano,
giovane ufficiale dell'esercito borbonico, avvertì il
dovere morale di prestare le sue cure anche ai feriti nemici
nonostante l'ordine tassativo dato dal generale Filangieri di
non curare i ribelli siciliani.
Ciò gli valse la minaccia di essere
passato per le armi ma, per intercessione di Re Ferdinando,
suo amico ed sostenitore, la condanna venne tramutata in un
anno di carcere da scontare a Reggio Calabria.
Anche durante la reclusione Palasciano continuò
ad assistere i feriti napoletani che i battelli portavano da
Messina. Dopo la scarcerazione si interessò ancora ai
problemi di sanità militare, lottando con energia affinché
venisse riconosciuta la neutralità dei feriti in guerra.
Caduta la monarchia borbonica, Palasciano poté
esporre liberamente le sue idee e, in occasione del Congresso
Internazionale dell'Accademia Pontaniana, svoltosi a Napoli
nell'aprile del 1861, affermò: "Bisognerebbe che
tutte le Potenze belligeranti, nella Dichiarazione di guerra,
riconoscessero reciprocamente il principio di neutralità
dei combattenti feriti per tutto il tempo della loro cura e
che adottassero rispettivamente quello dell'aumento illimitato
del personale sanitario durante tutto il tempo della guerra".
Con questo discorso, che ebbe una vasta eco in tutta Europa
e che, tre anni più tardi, sarà alla base della
Convenzione di Ginevra, Palasciano proclamò, per la prima
volta, uno e forse il più importante dei principi fondamentali
della Croce Rossa.
I principi proclamati da Palasciano
presero forma grazie all'opera di Henry Dunant, considerato
a pieno titolo il fondatore della Croce Rossa.
Dunant nasce a Ginevra il giorno 8
maggio 1828. Nel 1843 entra a far
parte di un gruppo di giovani della Chiesa Libera. Nel 1855
fonda a Parigi l'Alleanza delle Unioni Cristiane dei
Giovani (YMCA).
Qualche anno più tardi si reca in Algeria
per affari, si affeziona alla cultura locale, studia l'Islam
e prende lezioni di arabo. Nel 1858 fonda una
società cereagricola, la "Società
Anonima dei Mulini di Mons-Djemila", ma nonostante
i presupposti favorevoli non riesce ad ottenere il terreno scelto.
Dopo vari tentativi decide allora di parlare personalmente con
Napoleone III, essendo quel territorio colonia francese.
Ma l'Imperatore si trova in Lombardia, alla
testa dell'esercito francese in favore dell'indipendenza italiana
contro gli Austriaci, comandati da Francesco Giuseppe. Quando
Dunant arriva in Lombardia, nel pieno della II guerra d'indipendenza
italiana, scoppia a Solferino, il 24 giugno del 1859,
una delle battaglie più sanguinose che l'Europa abbia
mai vissuto.
Dunant rimane sconvolto dal numero impressionante
dei feriti e dei morti, ma soprattutto dal fatto che essi vengano
abbandonati a loro stessi; più di 40.000 persone giacciono
sul campo di battaglia.
"Qui si svolge una lotta corpo
a corpo, orribile, spaventosa; Austriaci ed Alleati si calpestano,
si scannano sui cadaveri sanguinanti, s'accoppano con il calcio
dei fucili, si spaccano il cranio, si sventrano con le sciabole
o con le baionette; è una lotta senza quartiere, un macello,
un combattimento di belve, furiose ed ebbre di sangue; anche
i feriti si difendono sino all'ultimo: chi non ha più
un'arma afferra l'avversario alla gola, dilaniandogliela con
i denti."
Impotente di fronte a queste scene di dolore
e di disperazione, Dunant cerca invano medici, chirurghi e infermieri
che possano alleviare le sofferenze di tanti uomini.
"Il sole del 25 illuminò
uno degli spettacoli più orrendi che si possano immaginare.
Il campo di battaglia è coperto dappertutto di cadaveri;
le strade, i fossati, i dirupi, le macchie, i prati sono disseminati
di corpi senza vita e gli accessi di Solferino ne sono letteralmente
punteggiati. Nei paesi tutto si trasforma in ambulanze di fortuna:
chiese, conventi, case, pubbliche piazze, cortili, strade, passeggiate."
Il numero dei feriti è così considerevole
che è impossibile provvedervi.
"Allora si verificano scene
pietose come quelle del giorno precedente, benché di
genere affatto diverso; l'acqua e i viveri non mancano e nondimeno
i feriti muoiono di fame e di sete; vi sono filacce in abbondanza
ma non mani sufficienti per applicarle sulle ferite. È
dunque indispensabile, bene o male, organizzare un servizio
volontario."
Cosciente, quindi, che l'unica cosa da fare
è quella di ricorrere alla buona volontà degli
abitanti del paese, Dunant stesso si improvvisa infermiere,
raduna uomini e donne, procura acqua, brodo, biancheria e bende,
ritorna sui campi di battaglia per raccogliere altri feriti.
Nonostante tutto è ben consapevole dell'insufficienza
dei soccorsi in rapporto alle necessità.
"Si rendono perciò
necessari infermiere e infermieri volontari, diligenti, preparati,
iniziati a questo compito, che, ufficialmente riconosciuti dai
comandanti delle forze armate, siano agevolati ed appoggiati
nell'esercizio della loro missione. Infine, in un'epoca in cui
si parla tanto di progresso e di civiltà, visto che purtroppo
le guerre non possono essere sempre evitate, non urge insistere
perché si cerchi, in uno spirito d'umanità e di
vera civiltà, di prevenire o almeno mitigarne gli orrori?"
Con questo proposito, dopo la fine della guerra,
Dunant torna a Ginevra, ma non riesce a dimenticare quelle atrocità.
Trasferisce tutta la sua amarezza, le emozioni, l'angoscia e
l'impotenza provate durante quella strage in un libro: "Souvenir
de Solferino". Il suo fine è quello di sensibilizzare
l'opinione pubblica per la realizzazione del suo progetto: creare
una Società di soccorso volontario in ogni Stato, con
il compito di organizzare ed addestrare squadre per l'assistenza
dei feriti in guerra. Propone che i feriti ed il personale sanitario
vengano ritenuti neutrali dalle Parti belligeranti, protetti
da un segno distintivo comune.
Il libro è un vero successo, ha una
vasta risonanza in tutta Europa e crea immediatamente un clima
favorevole alla realizzazione concreta degli ideali in esso
contenuti. Nel 1862 Dunant aderisce alla "Società
ginevrina di Utilità Pubblica" ed insieme
ad altri cinque cittadini svizzeri - il giurista Gustave Moynier,
il generale Henry Dufour e i due medici Louis Appia e Theodore
Maunoir - fonda una Commissione di lavoro, il "Comitato
ginevrino di soccorso dei militari feriti", prima
cellula di quello che diventerà il Comitato Internazionale
della Croce Rossa.
Il "Comitato dei cinque"
porta avanti le idee proposte da Dunant nel suo libro ed il
26 ottobre 1863 organizza, a Ginevra,
una Conferenza Internazionale alla quale partecipano 18 rappresentanti
di 14 Paesi che, il 29 ottobre, firmano la
"Prima Carta Fondamentale". Le dieci
risoluzioni in essa contenute definiscono le funzioni ed i mezzi
dei Comitati di soccorso e costituiscono l'atto di nascita del
Movimento.
Il conflitto che scoppia,
nel febbraio 1864, tra la Prussia e la Danimarca, in occasione
del quale agiscono per la prima volta le nascenti Società
Nazionali di soccorso, evidenzia le difficoltà frapposte
dai governi al loro operare, ostacoli che possono essere superati
solo attraverso l'assunzione di un serio impegno da parte degli
Stati circa la protezione da assicurare al personale ed alle
strutture destinate alla cura dei feriti.
Il riconoscimento ufficiale dell'attività
delle Società di soccorso deve quindi avvenire mediante
la conclusione di un trattato internazionale.
Il governo svizzero offre il proprio appoggio all'iniziativa
convocando, l'8 agosto 1864, una Conferenza diplomatica alla
quale partecipano i rappresentanti di 12 governi, compresi gli
Stati Uniti, unica Potenza non europea rappresentata.
La Conferenza si conclude, il 22 agosto 1864, con l'adozione
della prima "Convenzione di Ginevra per il miglioramento
della sorte dei feriti in campagna".
Il documento, composto da dieci articoli, garantisce neutralità
e protezione alle ambulanze e agli ospedali militari, al personale
delle equipes sanitarie e al materiale utilizzato.
La protezione viene estesa anche alla popolazione civile che
si adoperi per i soccorsi ai feriti.
La croce rossa su sfondo bianco viene adottata
quale simbolo di protezione e neutralità riconosciuto
a livello internazionale.
L'emblema, privo di significato religioso, è scelto invertendo
i colori federali della bandiera svizzera, in omaggio al paese
ospitante.
Viene stabilita, inoltre, la regola fondamentale secondo la
quale "i militari feriti o malati saranno raccolti e curati,
a qualunque nazione appartengano".
La prima Convenzione di Ginevra del 1864, dettando
norme atte, per quanto possibile, a rendere meno crudele la
guerra e riconoscendo la dignità della persona umana
e la neutralità del ferito di guerra, costituisce un
passo decisivo nella storia del Diritto Internazionale Umanitario.
Nel periodo successivo all'adozione della
Convenzione del 1864 e man mano che gli Stati ne ratificano
il testo, vengono create numerose Società Nazionali della
Croce Rossa, anche in Stati non appartenenti all'area culturale
europea. La collaborazione fra le diverse Società Nazionali
viene agevolata dall'organizzazione di Conferenze periodiche
non istituzionalizzate alle quali prendono parte, insieme ai
delegati delle Società Nazionali e del Comitato, i rappresentanti
delle potenze parti alla Convenzione di Ginevra.
La prima Conferenza si tiene a Parigi nel 1867,
e ad essa ne seguono altre, ma ad intervalli non regolari a
causa delle ricorrenti crisi belliche. Il conflitto fra Austria
e Prussia del 1866 ed ancor più la guerra del 1870 tra
Francia e Prussia, mostrano i primi risultati positivi. In occasione
del conflitto franco-prussiano, per la prima volta nella storia
militare, entra in funzione un organismo internazionale che
si occupa di comunicare con le famiglie dei soldati feriti o
caduti in battaglia; il Comitato Internazionale può inviare
nei campi di prigionia, s ebbene questa attività non
sia ancora ufficialmente fra le sue prerogative, suoi Delegati.
Sarà, infatti, in occasione della IX
Conferenza Internazionale di Washington del 1912, che il Comitato
Internazionale viene incaricato di assicurare i soccorsi ai
prigionieri di guerra mediante l'intermediazione di delegati
neutrali accreditati presso i governi interessati.
Con la Convenzione
di Ginevra del 1864 si fanno spazio, nel Diritto
internazionale umanitario, dei principi umanitari che
si affermeranno a livello internazionale molto velocemente.
Da questo momento risultano garantite le attività
delle Società Nazionali di soccorso che, sotto l'emblema
della croce rossa, sono destinate ad agire come servizio ausiliare
della sanità delle forze armate. Se è vero da
un lato che il Diritto internazionale umanitario ha subito grandi
sviluppi da quella prima Convenzione è anche vero che
questi non sono altro che l'aggiornamento e l'ampliamento dei
principi universali essenziali stabiliti dalla stessa.
I principi della Convenzione
di Ginevra del 1864 sono, infatti, riconfermati ed ampliati
della "Dichiarazione internazionale concernente le leggi
e gli usi della guerra", ripresi poi nei testi dell'Aja
del 29 luglio 1899, nei quali viene adottata, tra l'altro, una
convenzione per l'adattamento dei principi sottoscritti nel
1864 alla guerra marittima.
Una serie di convenzioni relative ai conflitti
armati - guerra terrestre, marittima, neutralità, ecc.
- viene adottata all'Aja il 18 ottobre 1907.
La prima guerra mondiale evidenzia le lacune
delle norme fino ad allora formulate e nel 1929 vengono adottate
due convenzioni, una per il trattamento dei prigionieri di guerra,
l'altra per migliorare la protezione dei feriti e dei malati
sulla base della passata esperienza.
Durante la seconda guerra mondiale la sorte
delle persone coinvolte nelle ostilità, ed in particolare
della popolazione civile, è tragica. Alla fine del conflitto
si avverte fortemente l'esigenza di rivedere le convenzioni
vigenti e nel 1946, convocata dal Consiglio Federale Svizzero,
si riunisce a Ginevra una Conferenza diplomatica che, il 12
agosto 1949, adotta quattro convenzioni. Regole precise proteggono
gli internati civili, i diritti e i doveri di una Potenza occupante
sono chiaramente stabiliti, sono vietate le rappresaglie e le
deportazioni.
» 1° Convenzione di
Ginevra : Per il miglioramento della sorte dei feriti
e dei malati delle forze armate in campagna;
» 2° Convenzione
di Ginevra : Per il miglioramento della sorte dei feriti,
dei malati e dei naufraghi delle forze armate su mare;
» 3° Convenzione
di Ginevra : Relativa al trattamento dei prigionieri
di guerra;
» 4° Convenzione
di Ginevra : Relativa alla protezione delle persone
civili in tempo di guerra.
Con queste gli Stati firmatari si impegnano
a curare amici e nemici senza alcuna distinzione, a rispettare
l'essere umano, la dignità della donna, i diritti della
famiglia, i costumi, le convinzioni religiose; a vietare trattamenti
disumani o degradanti, la cattura di ostaggi, gli stermini,
la tortura, le esecuzioni sommarie, il saccheggio, gli atti
di violenza e la distruzione indiscriminata dei beni privati.
I delegati del Comitato Internazionale della
Croce Rossa vengono autorizzati a visitare i campi di prigionieri
di guerra, gli internati e ad intrattenersi con i detenuti senza
testimoni.
Il 4 maggio del 1954 viene adottata all'Aja
una "Convenzione per la protezione dei beni culturali in
caso di conflitto armato". Il 10 dicembre del 1976 le Nazioni
Unite adottano una "Convenzione sul divieto di utilizzare
tecniche di modifica dell'ambiente naturale per scopi militari
o per qualsiasi altro scopo ostile".
Nel 1977, una nuova Conferenza Diplomatica
adotta due "Protocolli aggiuntivi alle Convenzioni di Ginevra
del 1949" destinati appunto a completare le norme di protezione
previste dalle quattro Convenzioni di Ginevra.
» Il 1° Protocollo ne estende il
campo di applicazione e di controllo, identificando meglio
il personale ed il materiale sanitario e meglio assicurando
la protezione della popolazione civile dagli effetti delle
ostilità nei conflitti armati internazionali.
» Il 2° Protocollo si preoccupa
della protezione delle vittime dei conflitti armati non internazionali
mediante una serie di disposizioni destinate ad assicurare
la tutela dei feriti, dei malati e della popolazione civile
in generale e, in particolare, dei civili privati della libertà.
Il 10 ottobre del 1980 viene adottata a Ginevra
una "Convenzione sul divieto e la limitazione dell'impiego
di talune armi classiche" che possono essere ritenute capaci
di causare effetti traumatici eccessivi o di colpire in modo
indiscriminato.